Adozioni in Bielorussia
 
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12 OTTOBRE 2006




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BIELORUSSIA
ITALIA



 

DOCUMENTO PROGRAMMATICO DELLE FAMIGLIE CHE RICHIEDONO DI ADOTTARE IN BIELORUSSIA

Questo documento riporta la storia, le problematiche e le iniziative in atto per favorire la ripresa delle adozioni internazionali in Bielorussia. Al momento 5 famiglie interessate dal problema, delegate a dar voce a tutte le altre a seguito della riunione plenaria del 14 giugno 2005, sono impegnate in azioni di informazione e pressione sulle istituzioni italiane perché si attivino urgentemente e positivamente per la ripresa delle adozioni di bambini bielorussi.

LA STORIA

Le famiglie coinvolte, comprese anche quelle per le quali l’abbinamento con i minori è stato deciso dalle istituzioni bielorusse, nella maggioranza dei casi (adozioni nominative, oltre l’80%), chiedono di adottare ragazzi orfani tra i 9 e i 17 anni, che ospitano da molti anni per circa 5 mesi l’anno.
Queste ospitalità sono regolate da accordi tra Italia e Bielorussia per abbattere la radioattività accumulata vivendo in zone contaminate e cibandosi di alimenti contaminati.
Sono ormai passati 20 anni dalla tragedia di Chernobyl, purtroppo i danni delle radiazioni sono e saranno ancora per anni un pericolo per la salute dei bambini che oggi crescono in quelle zone. Finora l’accoglienza da parte delle famiglie italiane ha alleviato le temibili conseguenze della radioattività sulla salute e lo sviluppo di molti di loro.
In tutto il territorio nazionale sono circa 30 mila i bambini e ragazzi che vengono accolti per le feste e in estate da circa 30 mila famiglie italiane.
Di questi bambini e ragazzi, alcune migliaia sono in stato di abbandono e vivono in orfanatrofi bielorussi. Molte famiglie italiane che li ospitano hanno richiesto o vorrebbero richiederne l’adozione per i fortissimi legami affettivi e le aspettative che si sono creati da entrambe le parti.
Ciò era possibile, fino ad ottobre 2004, per un numero limitato di bambini all’anno, indicato dalle autorità bielorusse alla Commissione Adozioni Internazionali italiana.
Si sono create, perciò, delle liste d’attesa presso gli Enti (privati) autorizzati dal Ministero degli Esteri a far da tramite tra le coppie e le autorità locali, secondo la Convenzione internazionale dell’Aja.
Da qualche tempo però la situazione si è andata complicando e si sono moltiplicati gli ostacoli diplomatici, politici e burocratici per le adozioni.
Ad ottobre 2004, circa 140 pratiche (secondo il Ministero degli Affari Esteri italiano) che erano in valutazione finale da parte dalle autorità bielorusse, ad avvenuta certificazione dell’adottabilità dei minori e ad abbinamenti ufficialmente effettuati, sono state fermate per decisione bielorussa.
Il motivo è stato l’avvio di una revisione retroattiva della normativa sulle adozioni internazionali, conclusasi a gennaio 2005.
Nel frattempo, altre coppie italiane (circa 500) hanno depositato presso gli Enti autorizzati i fascicoli, tradotti ufficialmente in lingua russa, con le richieste di adozione da consegnare a gennaio 2005 all’Ambasciata bielorussa, la quale, a tutt’oggi, non ha ancora consentito tale consegna.

Allo stato attuale risultano quindi circa 140 pratiche di adozione giacenti in Bielorussia, circa 500 giacenti in Italia, altre centinaia stanno preparando la documentazione necessaria.
Si stima che circa 3000 famiglie italiane, nel medio periodo (da 1 a 5 anni) abbiano interesse ad adottare i bambini bielorussi orfani che continuano a venire ospitati nei soggiorni di risanamento.

A marzo 2005 il Ministero dell’Istruzione bielorusso ha formalmente richiesto alla Commissione Adozioni Internazionali italiana di ratificare le modifiche alla normativa decise.

La Commisione Adozioni Internazionali ha preso contatti preliminari con l’Ambasciata bielorussa solo tra maggio e giugno 2005, anche dietro pressione delle famiglie italiane.

Intanto, nel 2005, il Comitato minori Stranieri (Welfare) ha richiamato le Questure italiane a rilasciare i permessi di soggiorno ai bambini ospitati nei soggiorni di risanamento seguendo la Legge Bossi Fini e ponendo fine alla deroga de facto che, nel tempo, ha consentito di portare da 90 a 150 giorni l’anno la durata dei soggiorni.

Sempre agli inizi del 2005, le famiglie si sono organizzate ed hanno iniziato le loro azioni appellandosi al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Affari esteri, del Welfare, delle Pari Opportunità, al Presidente della Commissione adozioni, alle autorità locali e, nel Lazio, al Presidente della Regione, al Sindaco ed al Prefetto di Roma.

A partire dalla riunione del 14 giugno 2005, tra tutte le famiglie che intendono adottare in Bielorussia ed alcuni rappresentanti delle istituzioni coinvolte (tra cui la vice presidente della Commissione Adozioni Internazionali, Dott.ssa Chinnici ed il Console bielorusso), le famiglie delegate stanno portando avanti colloqui con la Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia On. Burani Procaccini, il Ministro per le Pari opportunità, On. Prestigiacomo, la Presidente della Commissione Adozioni Internazionali, Dott.ssa Capponi, incaricati del Ministero degli Esteri e di Enti Locali a rilevanza nazionale, che hanno comunicato l’intenzione di attivarsi nel concordare incontri con le autorità bielorusse, previsti entro il mese di settembre 2005, al fine di aprire un tavolo di lavoro bilaterale per la riapertura delle adozioni.

IL PROBLEMA

1. Urgenza di una veloce e soddisfacente ripresa delle adozioni in Bielorussia nell’interesse superiore dei bambini e ragazzi da tanto in attesa. Tutela dei diritti e delle aspettative dei bambini e delle coppie che hanno in corso procedure di adozione. Queste, sia nominative che generiche, possono distinguersi in

· fascicoli depositati in Bielorussia, con minori dichiarati adottabili secondo la vecchia legge bielorussa e con abbinamento effettuato ufficialmente (per le adozioni nominative con i minori ospitati nei soggiorni di risanamento; per le non nominative, a seguito di incontri con i minori individuati), in attesa di giudizio da ottobre 2004;

· fascicoli depositati in Bielorussia, con minori dichiarati adottabili secondo la vecchia legge bielorussa e con abbinamento effettuato ufficialmente, che hanno ricevuto provvedimenti di diniego non motivato da parte delle Autorità Bielorusse, relativi a minori (alcuni quasi maggiorenni) in precedenza dichiarati adottabili dalle stesse Autorità, in attesa di giudizio da ottobre 2004;

· fascicoli predisposti secondo la normativa vigente nel 2004 e tradotti ufficialmente in lingua russa, previa verifica dell’adottabilità dei minori delle adozioni nominative, depositati dalle coppie italiane entro metà 2004 per l’invio in Bielorussia da gennaio 2005 (essendo vigente un contingentamento delle domande depositabili da ogni singolo Ente per
anno) presso gli Enti autorizzati ed ivi giacenti in attesa di disposizioni da parte delle Autorità bielorusse.

· procedure di adozione non ancora avviate da parte di coniugi in possesso di decreto di idoneità (valido un anno), intenzionati a dar seguito all’ospitalità di bambini e ragazzi in stato di abbandono con cui si è creato un legame affettivo; alcuni coniugi in lista d’attesa presso gli Enti autorizzati da alcuni anni, altri impediti dagli Enti all’affidamento dell’incarico, che rischiano la scadenza del decreto d’idoneità.

2. Riduzione del periodo di ospitalità dei minori in Italia a causa dell’assimilazione dei soggiorni di risanamento ai soggiorni per turismo;

3. Necessità di istituire l’affido internazionale nella legislazione italiana, come ulteriore via per il sostegno dei minori non adottabili altrimenti.

4. Incertezza normativa sulle adozioni dei minori che da ottobre 2004 stanno diventando maggiorenni.

5. Alti costi sostenuti annualmente dalle famiglie per i rinnovi della documentazione presentata agli Enti Autorizzati per le adozioni bloccate dal 2004 e per quelle che avrebbero dovuto aver corso nel 2005, in mancanza di garanzie sul buon esito in tempi certi.


I PERCHÉ DI QUESTA SITUAZIONE

· Ostacoli di natura politica per la difficoltà di dialogo tra le Autorità di Governo italiane e quelle bielorusse, a causa della criticità del rapporto tra l’Unione Europea ed lo stato dell’Ex Unione Sovietica. Peraltro nessun ostacolo sembra esserci per gli scambi commerciali e culturali tra i paesi occidentali e la Bielorussia.

· Ulteriori difficoltà create dall’applicazione rigida della Legge Bossi Fini anche ai minori che vengono in Italia per soggiorni di risanamento; nel caso dei minori adottabili, tali soggiorni costituiscono i soli periodi di ricongiungimento con le famiglie che intendono adottarli.


LE AZIONI

1. Premere sulle nostre autorità affinché la prevista urgente missione tecnico/politica in Bielorussia (annunciata in Parlamento il 5 maggio nella risposta dell’onorevole Prestigiacomo ad un’interpellanza), già ridotta a sola missione parlamentare e poi rimandata a fine settembre, porti ad un accordo bilaterale per una soluzione rapida e positiva di tutte le problematiche di cui al precedente punto 1. e ad evitare le situazioni di cui ai precedenti punti 4. e 5.

2. Individuare e richiedere il modo di continuare a garantire ai bambini e ragazzi in stato di abbandono, che hanno stabilito significativi rapporti d’affetto con le famiglie italiane, di poter frequentare le famiglie italiane per 5 mesi l’anno, tramite i soggiorni di risanamento.

3. Richiedere che venga introdotto con urgenza anche in Italia l’Affido Internazionale, attraverso una veloce armonizzazione delle proposte esistenti ed una rapida approvazione in sede parlamentare.

4. Intervenire anche sui nostri parlamentari europei affinché l’Unione Europea conceda una deroga all’impedimento di dialogo tra le autorità dei due paesi per sbloccare le adozioni in corso; questo intervento non dovrà portare al ripetersi del “caso Romania”, per il quale l’intervento dell’Unione Europea ha decretato la chiusura definitiva delle adozioni internazionali, con il catastrofico risultato della permanenza in stato di abbandono di un numero sempre maggiore di minori.

5. Favorire l’incremento delle relazioni commerciali e culturali tra Italia e Bielorussia attraverso il coinvolgimento degli Enti Locali.