Adozioni in Bielorussia
 
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02 novembre 2005

RESOCONTO DELL'INCONTRO DEL 31/10/05 DELLE FAMIGLIE DI TORREGLIA (PD) CON L’ONOREVOLE RUZZANTE

 

Incontro con l’Onorevole RUZZANTE del 31/10/05 a Torreglia (PD)

Le famiglie del Comune di Torreglia, durante la loro riunione del 31 ottobre u.s. per discutere delle problematiche relative alla situazione delle adozioni in Bielorussia, hanno ospitato all’interno del dibattito anche un intervento dell’On. Ruzzante, di cui inviano al Coordinamento una estrema sintesi.
Nello spirito di continuare a fornire alle famiglie italiane interessate alla questione informazioni diffuse dalle figure e dalle istituzioni che dall’inizio della nostra battaglia costituiscono un autorevole riferimento informativo, abbiamo avuto il consenso dell’On. Ruzzante alla pubblicazione del testo inviato dalle famiglie di Torreglia, che vi riportiamo di seguito.

Il blocco delle adozioni in Bielorussia nasce dal discorso del presidente Lukaschenko dell'autunno del 2004 quando il Presidente bielorusso chiede al parlamento di modificare la legge sulle adozioni internazionali in maniera più restrittiva, facendo passare obbligatoriamente ogni provvedimento autorizzatorio attraverso il Ministero della Sanità e dell’Istruzione. Chiede inoltre che gli stessi aiuti umanitari dati ai bambini siano portati direttamente in Bielorussia, ove si voglia aiutare per davvero quel paese.
Punto fondamentale da tenere in considerazione è che in quel momento è ancora in vigore la vecchia legge, non essendo ancora stata approvata quella nuova, ma di fatto le adozioni internazionali, come richiesto dal Presidente, sono bloccate.
Da Ottobre 2004 ai primi mesi del 2005 di fatto si è avuto il stato il silenzio totale da parte del Ministero delle Pari Opportunità e dalla Commissione Adozioni Internazionali, dai quali nessuno viene messo a conoscenza del blocco totale di ogni pratica. Nella stessa missione del 16 dicembre della dottoressa Cavallo, allora presidente della CAI, emerge che il blocco sembra temporaneo per l'attesa della nuova legge sulle adozioni in Bielorussia.
Nella primavera del 2005 l'Onorevole Ruzzante presenta un'interpellanza parlamentare urgente. E' un'interpellanza a firma di deputati di tutti gli schieramenti politici, dall'estrema destra all'estrema sinistra, dove si chiede la disponibilità di riaprire la trattativa. Fa notare come la Bielorussia sia l'unico paese al mondo con una così alta età dei bambini dati in adozione (dato che dovrebbe essere ben visto dalla Commissione Adozioni Internazionali). Si trova quindi nelle adozioni con la Bielorussia un elemento di qualità eccezionale che non si riscontra in nessun altro paese al mondo. La risposta del ministro Prestigiacomo è stata estremamente positiva oltre che inaspettata: infatti nonostante l'Unione Europea vietasse rapporti tra Ministri di Stati membri e la Bielorussia, il Ministro promise di recarsi in Bielorussia e di mandarvi la CAI.
Nel frattempo si costituisce spontaneamente il Coordinamento delle famiglie adottanti in Bielorussia. Si comincia a bussare a tutte le porte - Ministero degli Esteri, Pari Opportunità, Welfare, CAI - e si chiede a tutti di riaprire le adozioni.
Si scopre che a marzo 2005 il Ministero dell’Istruzione bielorusso aveva scritto una lettera alla CAI dando la propria disponibilita' a riaprire le adozioni. Il Ministro Prestigiacomo e la CAI non hanno risposto e hanno tenuto la lettera nel cassetto per tre mesi.
La missione promessa in Parlamento non parte, non parte il Ministro, non parte la CAI, non parte nessuno del Ministero degli Esteri, non parte nessuno.....
Il Coordinamento delle famiglie a questo punto incontra la Commissione Bicamerale per l'Infanzia. A seguito di questo incontro, d'accordo con la dott.ssa Capponi, Presidente della CAI, e il Ministro Panocchia degli Esteri, si decide di affiancare alla missione della CAI una missione politica. Questa deve partire prima il 20/07 poi il 27/07, poi, su richiesta dell'ambasciata bielorussa, viene rinviata a data da destinarsi in quanto deve essere preceduta dalla missione tecnica.
A questo punto il Coordinamento delle famiglie si fa sentire con voce sempre più forte: la mancata partenza della missione e i continui rinvii portano alla spedizione di centinaia di lettere, fax e e-mail alle maggiori istituzioni italiane.
Finalmente il 13 ottobre parte la dott.ssa Capponi con il ministro Panocchia, discute e viene ascoltata dalla Commissione per l'Infanzia bielorussa.
Al rientro afferma che le posizioni sono molto vicine e non ci sono problemi per le nuove adozioni. Permangono problemi per le circa 150 pratiche (di cui circa 40 respinte)presentate prima dell'ottobre 2004. Evidentemente non si possono affrontare le pratiche nuove senza aver risolto le vecchie.
E' con questo compito che parte la missione politica della Bicamerale per l'Infanzia.
Questa missione doveva essere affiancata dalla presenza della dott.ssa Capponi e del Ministro Panocchia, rappresentanti del Governo e unici delegati alla firma di un eventuale accordo, che però non si presentano al tavolo delle trattative. Ciononostante la missione politica incontra in 2 giorni il Ministro della Sanità, dell'Istruzione, degli Esteri e il Presidente della Camera bielorussi con i quali discutono e trovano un accordo che la dott.ssa Capponi avrebbe solo dovuto firmare. Infatti, sentendosi più volte con le maggiori istituzioni italiane (tra cui il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta) modificano i punti non graditi al governo italiano, ovvero:
1) inseriscono come primo punto all'interno del protocollo l'esame di TUTTE le 150 pratiche (comprese quelle respinte) giacenti in Bielorussia prima dell'ottobre 2004
2) inseriscono l'auspicio di una soluzione positiva delle stesse
3) inseriscono il riferimento agli interessi del minore e ai legami affettivi creati con gli aspiranti genitori adottivi italiani.
Il testo recita infatti: "Il Ministero d'Istruzione della Repubblica di Bielorussia e La Commissione per le Adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana si impegnano, partendo dal superiore interesse del minore e prendendo in considerazione i legami affettivi che si sono stabiliti fra i bambini bielorussi e gli aspiranti italiani all'adozione, ad esaminare tutte le pratiche arrivate al Centro Nazionale di Adozione prima dell'ottobre 2004 secondo procedura prima del febbraio 2006 nell'auspicio di una positiva conclusione".
Si sottolinea come sia stato richiesto esplicitamente di riesaminare TUTTE le 150 pratiche, comprese quelle respinte ottenendo la garanzia che per il Governo bielorusso non c'era stata alcuna bocciatura definitiva poichè respinte solo a livello periferico e non centrale.
E' stato richiesto esplicitamente al Viceministro Kovalova se sono richiesti particolari profili di salute per il positivo accoglimento della pratica (ovvero il bambino deve essere malato per essere adottato in Italia?) e la risposta è stata che non ci sono profili sanitari da valutare.
L'APERTURA RISULTA TOTALE E LA DISPONIBILITA' AD ACCOMPAGNARE L'INTERO PERCORSO DELLE PRATICHE ALTRETTANTO.
Tornando al discorso iniziale non si può non notare come il percorso di questa apertura sia lo stesso della chiusura del 2004 ovvero dipenda dalle esternazioni in diretta televisiva del Presidente bielorusso nelle quali chiede oggi che non vengano posti ostacoli alla riapertura delle adozioni con l'Italia.
Nel frattempo in Italia la grande movimentazione delle famiglie convince il Ministro Prestigiacomo a far partire la dott.ssa Capponi e il ministro Panocchia per la Bielorussia. Vi è una trattativa di due giorni nella quale si ottiene semplicemente di estrapolare dal testo per creare un accordo separato la parte relativa alle 150 pratiche, sostituire la parola auspicio con la parola intenzione, reinserire il riferimento alla convenzione dell'Aja nella parte estrapolata e modificare la frase "tutte le pratiche arrivate al Centro Nazionale di Adozione prima dell'ottobre 2004" nella frase "tutte le pratiche depositate e presenti al Centro ...."
I bielorussi erano disponibili a firmare prima martedì pomeriggio, poi mercoledì mattina alle ore 9 (prima dell'incontro tra la Bicamerale e il Presidente della Camera bielorussa) e successivamente alle ore 17, visto che la dott.ssa Capponi non era arrivata prima delle 13.
Non ci si é riusciti, non ci si é riusciti neppure il venerdì mattina nonostante tutte le richieste del Ministro Prestigiacomo e dell'Onorevole Letta fossero state soddisfatte, nonostante tutte le pressioni delle famiglie italiane, che alla fine sono le prime coinvolte in una decisione che non le soddisfa.
Il Ministro Prestigiacomo chiede che tutte le pratiche siano accolte positivamente ma questo non compare in nessuna parte del protocollo dell'Aja (poniamo per esempio che il bambino non voglia essere adottato da quella famiglia); viene spontaneo domandarsi perchè continuino a non esserci notizie: quando vi sarà la prossima missione? Perchè non si fa una trattativa serrata?
Infine è stata preparata una mozione parlamentare firmata da parlamentari di tutti gli schieramenti politici con primo firmatario Volontè, Capogruppo dell'UDC, nella quale si afferma che vi è stato un positivo incontro tra la missione parlamentare e il Governo bielorusso e si chiede urgentemente la firma del protocollo per non rischiare di arrivare a un punto di non ritorno nel quale si comprometterebbero non solo le adozioni ma anche le accoglienze di 30.000 bambini.
Vi sono poi alcune risposte da dare ad alcuni luoghi comuni che si sono creati in questi giorni.
Si dice che nell'economia bielorussa un'importanza fondamentale spetti all'Italia e ai suoi aiuti e che quindi la Bielorussia non possa permettersi di non continuare a trattare; in realtà gli aiuti arrivano dal popolo italiano e non dalle istituzioni e quindi continueranno ad arrivare indipendentemente dalla sigla del protocollo.
Inoltre, se siamo così importanti, perchè non lo abbiamo cavalcato riaprendo la trattativa molto prima? Perchè abbiamo tenuto le carte chiuse nei cassetti?
Vorremmo concludere dicendo che qualunque protocollo si firmi non vi sarà mai alcuna garanzia della positiva risoluzione di tutte le richieste ma se mai arriverà il primo bambino in Italia, mai ci sarà la speranza che arrivino tutti.
Noi tutte famiglie quindi dobbiamo renderci conto che è fondamentale rimanere unite, dobbiamo ricordarci infatti che niente in questa storia ci è stato concesso in via "normale" ma abbiamo sempre dovuto spingere e sfondare delle porte chiuse che si sono aperte solo grazie alla nostra coesione di azioni ed intenti.