Adozioni in Bielorussia
 
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16 settembre 2006

COMUNICATO STAMPA URGENTE DEL COORDINAMENTO FAMIGLIE DEL 15 SETTEMBRE

 

COMUNICATO STAMPA URGENTE
Roma, 15 settembre 2006

Famiglie adottanti in Bielorussia: “stop alle menzogne e via libera a una soluzione concreta”

A seguito del massacro mediatico che in queste ore si sta consumando ai danni della bambina bielorussa trattenuta in Italia dalla famiglia che la ospita e ai danni di tutti gli altri bambini bielorussi interessati dai soggiorni sanitari, il Coordinamento Famiglie Adottanti in Bielorussia intende

  • sia aiutare a fare chiarezza su alcune informazioni errate che stanno circolando tra i media e la popolazione
  • sia offrire un contributo pratico alla risoluzione del problema alla luce della nuova proposta di mediazione, tra la posizione della famiglia Giusto – Bonacin e quella della Bielorussia, nata su iniziativa della sottosegretaria alla Giustizia Melchiorre.

Chiariamo alcuni punti fondamentali:
La vicenda di questi giorni ha scatenato una serie di menzogne da cui si stanno facendo trascinare anche parlamentari e persone comuni che però non conoscono niente della Bielorussia né dei soggiorni sanitari che da anni coinvolgono milioni di bambini toccati dalla tragedia di Chernobyl.

  1. Nessuno degli istituti bielorussi da cui provengono i bambini ospitati in Italia è definibile un “lager”.
  2. Da questi istituti arrivano ogni anno 30mila “Mario e Maria”, ognuno col suo carico di dolore e vuoto affettivo, che però proprio in questi istituti trovano quella serenità e quella protezione che non hanno avuto nelle famiglie difficili dove sono nati.
  3. Le forme di violenza dichiarate da “Maria” sono gravissime ma non sono la regola, ed esistono in Bielorussia così come in Italia esistono fenomeni di nonnismo nelle caserme, di pedofilia nelle scuole e nelle parrocchie, di abusi nelle famiglie, e di prevaricazione violenta tra coetanei a scuola.
  4. La Bielorussia è un paese che versa in serie condizioni di disagio socio-economico, ma è un paese dignitoso e serio con cui è sempre stato possibile interagire civilmente.
  5. I soggiorni sanitari dei bambini bielorussi non attribuiscono giuridicamente alle famiglie ospitanti alcun titolo: pertanto le famiglie non sono affidatarie dei piccoli, ma solo persone che cedono temporaneamente la propria abitazione a questi soggetti extracomunitari. Questa è la esatta definizione giuridica della condizione dei bambini in Italia.
  6. È negativo demonizzare un popolo, soprattutto per i bambini. La Bielorussia è il loro paese di nascita e bisogna aiutarli a mantenere un buon ricordo delle loro origini e possibilmente un buon legame col paese. Questi bambini devo fare pace con la loro storia.
  7. Questi bambini non appartengono alla famiglia ospitante: sono destinati – per convenzione – a tornare nell’ambiente da cui vengono. Se una famiglia li trattiene viene meno a un patto fiduciario dell’ospitalità e trasmette al bambino una incoerenza e una instabilità interiore e una incapacità di gestire le violente emozioni che caratterizzano il rapporto con un bambino ferito nell’animo.
  8. Questi “viaggi della salute” sono una sana possibilità di crescita per loro. Abbiamo il dovere di aiutarli a superare le loro brutte esperienze. Questo è il ruolo della famiglia ospitante. Ci rivolgiamo ai giornalisti, alla Chiesa e allo Stato che avallano comportamenti distruttivi: così si mette a rischio la salute psicologica di altri 30.000 bambini.

Dopo aver chiarito questi importanti aspetti della vicenda, il coordinamento si fa promotore di alcune proposte da sottoporre alla Sottosegretaria alla Giustizia Melchiorre:

perché la piccola Maria possa tornare in Bielorussia nel più dolce dei modi e senza traumi e salvaguardando il futuro suo e di tutti i suoi compagni il coordinamento suggerisce che

  1. sia offerto alla famiglia Giusto un permesso di un anno (o della durata necessaria) per restare vicino alla bambina nella sua patria e seguirla nel suo percorso riabilitativo. (Modalità e dettagli tecnici dovranno essere studiati dalle autorità di competenza).
  2. Si costituisca una catena umana: ogni famiglia che parte per la Bielorussia per andare a trovare i propri bambini (viaggi che si alternano per tutto l’anno) si impegna ad andare a trovare la piccola Maria e a farle visita confortandola e facendole sentire la vicinanza del paese che ama, l’Italia.
  3. Si istituisca un fondo di solidarietà per assicurare la migliore permanenza nel suo nuovo istituto.

Ci rivolgiamo pertanto alla Sottosegretaria alla Giustizia Melchiorre, affinché ci aiuti a non dimenticare tutti i figli della Bielorussia che, come “Maria”, hanno bisogno di una mamma e di un papà.

Il Coordinamento delle famiglie italiane adottanti in Bielorussia


ADOZIONI: BIELORUSSIA; COORDIN. FAMIGLIE, NON CI SONO LAGER SERVE SOLUZIONE CONCRETA, BASTA MENZOGNE MEDIATICHE

(ANSA) - ROMA, 15 set - Il Coordinamento famiglie adottanti
in Bielorussia lancia un accorato appello affinchS si fermi il
®massacro mediatico che si sta consumando in queste ore ai
danni della bambina bielorussa trattenuta in Italia dalla
famiglia che la ospita e ai danni di tutti gli altri bambini
bielorussi interessati dai soggiorni sanitari¯.L'organizzazione
afferma anche che in Bielorussia non ci sono 'lager'.
E, rivolgendosi alla stampa, allo stato ed alla Chiesa,
precisa che ®la vicenda ha scatenato una serie di menzogne da
cui stanno facendo trascinare anche parlamentari e persone
comuni che per. non conoscono niente della Bielorussia nS dei
soggiorni sanitari che da anni coinvolgono milioni di bambini
toccati dalla tragedia di Chernobyl¯.
Per risolvere la vicenda, il Coordinamento suggerisce di
offrire alla famiglia Giusto un permesso di un anno (o della
durata necessaria) per restare vicino alla bambina nella sua
patria e seguirla nel suo percorso riabilitativo; si costituisca
una catena umana: ogni famiglia che parte per la Bielorussia per
andare a trovare i propri bambini si impegni ad andare a trovare
la piccola Maria e a farle visita confortandola e facendole
sentire la vicinanza del paese che ama, l'Italia; si istituisca
un fondo di solidariet. per assicurare la migliore permanenza
nel suo nuovo istituto.
Il Coordinamento tiene anche a sottolineare che ®nessuno
degli istituti bielorussi da cui provengono i bambini ospitati
in Italia S definibile un ®lager¯; le forme di violenza
dichiarate da Maria sono gravissime ma non sono la regola, ed
esistono in Bielorussia cos come in Italia esistono fenomeni
di nonnismo nelle caserme, di pedofilia nelle scuole e nelle
parrocchie, di abusi nelle famiglie, e di prevaricazione
violenta tra coetanei a scuola. La Bielorussia, prosegue il
Coordinamento, S un paese che versa in serie condizioni di
disagio socio-economico, ma S un paese dignitoso e serio con
cui S sempre stato possibile interagire civilmente; i soggiorni
sanitari dei bambini bielorussi non attribuiscono giuridicamente
alle famiglie ospitanti alcun titolo, pertanto le famiglie non
sono affidatarie dei piccoli, ma solo persone che cedono
temporaneamente la propria abitazione a questi soggetti
extracomunitari. Questi bambini ®non appartengono alla famiglia
ospitante: sono destinati, per convenzione, a tornare
nell'ambiente da cui vengono. Se una famiglia li trattiene viene
meno a un patto fiduciario dell'ospitalit. e trasmette al
bambino una incoerenza e una instabilit. interiore¯. Inoltre,
®non va messa a rischio la salute psicologica di altri 30 mila
bambini: saranno loro a suicidarsi se vengono bloccati i
viaggi¯. (ANSA).