Adozioni in Bielorussia
 
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4 ottobre 2006

LETTERA DEL COORDINAMENTO INDIRIZZATA ALLA RAI IN SEGUITO ALLA TRASMISSIONE PORTA A PORTA DEL 3 OTTOBRE 2006


 

 

Alla cortese attenzione del Presidente Rai Dott. Petruccioli
Alla cortese attenzione del Direttore Rai 1 Dott. Del Noce
Alla cortese attenzione della Commissione Bicamerale Vigilanza Rai
Alla cortese attenzione del Dott. Bruno Vespa
Alla cortese attenzione della Dott.ssa Maria Rita Parsi di Lodrone presidente del Movimento Bambino
Alla cortese attenzione della Dott.ssa Martone sostituto procuratore c/o Tribunale dei minori di Roma

P.c.
Sottosegretario Melchiorre
Ambasciatore Skripko

Padova, 04 ottobre 2006

Buongiorno, sono Luca Migliolaro e Vi scrivo a nome del Coordinamento famiglie adottanti in Bielorussia.
Come già sicuramente saprete siamo un gruppo di famiglie riunitosi da giugno del 2005 impegnate in azioni di informazione e pressione sulle istituzioni italiane perché si attivino urgentemente e positivamente per la ripresa delle adozioni di bambini bielorussi.

Ieri abbiamo seguito la Trasmissione di Bruno Vespa “Porta a Porta” e abbiamo discusso tra di noi su alcuni concetti usciti dalle parole della Dott.ssa Martone della Dott.ssa Parsi e da quelle del conduttore e giornalista Dott. Vespa.

Lo scopo della trasmissione è stato nobile: dare un contributo per la velocizzazione delle adozioni di Maria e dei bambini bielorussi che hanno scelto come genitori delle famiglie italiane, è assolutamente meritevole e degno di ringraziamento da parte nostra.

Ci siamo però posti alcuni dubbi su alcuni interventi, a nostro avviso, espressi senza approfondimenti adeguati in un momento così delicato per il futuro di Maria e dei bambini Bielorussi che vorrebbero essere adottati da una famiglia italiana o che vengono in Italia anche solo per i soggiorni di risanamento.

Innanzitutto è emersa in video la forte posizione contro l’efficacia dei soggiorni di risanamento per i bambini di orfanotrofio. Su questa tesi concordavano tanto la dottoressa Martone, quanto la dottoressa Parsi che hanno prospettato il grave trauma e le conseguenze psichicamente devastanti che i bambini avrebbero a causa del distacco dovuto al rientro in patria e alla vita di orfanotrofio.
La stessa signora Bornacin nel ripensare alla sua storia e ai traumi subiti da Maria ha prospettato un futuro in cui i bambini di orfanotrofio dovrebbero venire in Italia per risanamento in delle colonie per non creare dei legami (evidentemente dannosi) con le famiglie italiane.
La mancanza di contraddittorio su queste affermazioni ci fa supporre che i partecipanti alla trasmissione fossero d’accordo su queste tesi tanto ferme.

Prima di esprimere le riflessioni che sono seguite da parte nostra vi vorrei far leggere questa lettera che ci è stata scritta qualche giorno fa da Nikolai, un ragazzo Bielorusso venuto più volte in Italia proprio grazie a questi progetti.

Mi chiamo Nikolai, ho quasi 21 anni, sono bielorusso e vivo a Cesena da cinque anni, dove sono arrivato con un visto di studio.
Non è stato facile venire nel paese che mi aveva ospitato per tanti anni proprio grazie a quei soggiorni terapeutici che oggi sono messi in forse da un atteggiamento sconsiderato di una coppia di Cogoleto.
Avevo 16 anni quando mi è stato concesso un visto all’espatrio e ho dovuto vivere, perché avevo 16 anni, in un convitto annesso alla scuola media superiore, sotto la tutela del rettore e del preside, perché secondo non so quale normativa, la famiglia che mi accoglieva da quando avevo 10 anni, non poteva esercitare la tutela su di me.
Boh? Assurdità che oggi appare ridicola in confronto alla bambina “rapita”. E mi domando come viva, povera Marya, costretta a stare con due “nonne”, nascosta, in clandestinità; non certo con quei genitori troppo impegnati ad apparire in tivù. Che non sono affidatari, ma ospitanti. Illusa e vittima di chi dice di volerla proteggere.
Ho vissuto in un internat di Minsk dall’età di 4 anni. So come si vive negli orfanotrofi e probabilmente se uno psicologo italiano mi avesse esaminato avrebbe trovato su di me, come su tanti miei compagni, quelle ferite psicologiche comuni a tutti i bambini abbandonati, mai coccolati, mai amati, figli di genitori che in preda all’alcol diventano maneschi. Eppure per anni ho fatto andata e ritorno, condividendo con i miei compagni la gioia dell’arrivo e il dolore del rientro.
Nelle camerate, prima di addormentarci ci raccontavamo le avventure vissute al mare, in compagnia delle nostre famiglie, aspettando una loro telefonata, una lettera e una visita a Minsk, nei nostri internat. Ho vissuto episodi di sopraffazione dei più grandi, le ruberie, conosco la solitudine, ma anche lo spirito di amicizia che ancora oggi mi lega a tanti amici che proprio in agosto sono stato a trovare.
Compiuti i 18 anni sono potuto ritornare nella mia famiglia accogliente, che continua ad essere tale: rispetta la mia identità, la mia etnia, il mio cognome, le mie origini. Non si è impossessata di me, ma mi sta dando una grande opportunità di vita, di studio, di affetto.
Ricordo bene, ad ogni rientro, le lacrime nascoste dagli occhiali di mia “mamma” e di tanti genitori. Mai visti tanti occhiali neri in aeroporto! Eppure quella era la mia vita, il mio Paese. A 16 anni sono stato in grado di scegliere. Marya forse non è in grado di farlo, non ha la maturità, e neppure la possibilità.
Vorrei avere la doppia cittadinanza, perché sono bielorusso, ma anche italiano. Senza turbamenti. E dico grazie alle tante famiglie che ospitano i bambini bielorussi senza altri sentimenti che non siano l’amore e il rispetto.
Niko


Vedete Dott. Vespa, Dott.ssa Parsi e Dott.ssa Martone, né io né le altre famiglie che ci siamo assunti la responsabilità e l’onere di formare il Coordinamento siamo psicologi, procuratori o giornalisti, ma questa vicenda ci ha insegnato a porci molte più domande di quante eravamo abituati:

E’ possibile catalogare così decisamente in maniera negativa i soggiorni di risanamento? Si sono fatti gli studi adeguati?
Oggi noi tutti siamo pronti a ragionare più con l’istinto che con la ragione (noi famiglie con l’infinito amore che ci lega biunivocamente ai bambini che ospitiamo, rischiamo di vederne solo la gioia , voi psicologhe, nella necessità di tutela dei minori rischiate di vedere solo i possibili traumi e le difficoltà di reinserimento, voi giornalisti nell’enfasi della notizia rischiate di vedere solo il dramma di un caso difficile nel contesto di centinaia di famiglie che non fanno notizia).
Probabilmente dovremmo fare un passo indietro, lasciare tutti da parte le convinzioni preconcette e provare a ragionare di comune accordo sui numeri, sui fatti, sui risultati dei viaggi del passato e sul loro studio:
Negli ultimi anni sono arrivati in Italia oltre 300.000 bambini. Molti sono tornati più volte.
Quanti e quali sono stati i traumi su questi bambini?
Quante e quali sono invece state le esperienze positive, gli affetti trovati e coltivati nel tempo, la salute migliorata, la creazione di un grande rapporto di amicizia tra Italia e Bielorussia e la conseguente instaurazione di una grande cooperazione internazionale?
La domanda che vi chiediamo di porvi è: Per evitare “traumi” è lecito negare qualsiasi esperienza di vita familiare ad un bambino istituzionalizzato? Oppure questa esperienza è preziosa anche per dargli un futuro modello cui potrà fare riferimento quando, da adulto, vorrà costruirsene una propria?
Molto spesso, pur non potendo o volendo adottare, le famiglie italiane hanno continuato, negli anni a seguire e ad essere un punto di riferimento per questi che, venuti in Italia da bambini, oggi sono giovani uomini e donne bielorussi.
Sono tutte cose che vanno messe nei piatti della bilancia.

Personalmente vedo e conosco bambini di orfanotrofio che venendo in Italia e trovando qui l’affetto delle famiglie hanno poi trovato in patria gli stimoli per studiare, vivere con gioia, pensare ad un futuro. Hanno coltivato legami di grande amicizia con le famiglie italiane e hanno aperto i propri orizzonti sul mondo.
Personalmente vedo e conosco famiglie italiane che grazie a questi bambini e al loro amore hanno imparato a vedere al di là della propria porta, al di là del materiale, hanno imparato a conoscere una cultura diversa e ad arricchirsi da essa.

Propongo a voi psicologhe, ai tribunali per i minori, al governo italiano e a quello bielorusso di intensificare i rapporti, di effettuare assieme uno studio approfondito sui bambini venuti in Italia e sulle famiglie che li hanno ospitati negli anni per verificarne i traumi e i benefici.
Non si tratta di esaminare delle cavie, anzi si tratta di uscire dall’istinto per esprimere dei giudizi più certi e che permetteranno ai bambini del futuro di avere ciò che per loro è meglio.

Se può essere utile come base documentale, degli studi approfonditi sugli effetti dei soggiorni e sulle adozioni mirate sono state effettuate da Marina Brinchi, Psicologo Psicoterapeuta, Responsabile Formazione Az. USL n. 4 Terni, Direttore Scientifico I.E.F.Co.S.T.R.E. in collaborazione con il dott. Fabrizio Pacifici della Fondazione Aiutiamoli a Vivere, una delle più grandi realtà che si occupa di accoglienza e cooperazione internazionale con la Bielorussia

Siamo convinti che le sorprese positive che verificherete se porterete avanti iniziative di questo tipo saranno incredibili.

Si lavori anche instancabilmente e assiduamente per rendere più semplici e certi i percorsi che, quando ci siano le condizioni, portano all’adozione perché, come è riuscito a sintetizzare in maniera eccellente Bruno Vespa, il tempo dei bambini è prezioso.


Vorremmo poi concludere con alcune domande sulla trasmissione:
Perché non è stata data la possibilità di esprimere i propri concetti al sottosegretario Melchiorre, ma si è cercato di indirizzare il suo intervento in maniera polemica?
Perché non si è invitato un rappresentante del ministero della famiglia e uno degli esteri, delegati alla trattativa per le adozioni e alla formazione del protocollo?
Perché non c’erano rappresentanti degli enti autorizzati alle adozioni e delle associazioni che si occupano di accoglienze per capire assieme all’ambasciata bielorussia e alle istituzioni italiane quali dovrebbero essere le regole per la tutela dei bambini, delle famiglie e della giustizia?

Cordiali saluti

Il Coordinamento delle famiglie adottanti in Bielorussia
www.adozionibielorussia.org